Sistema di allertamento

1. Verde, Giallo, Arancione, Rosso: il Codice Colore

Il documento di previsione, bollettino o allerta, che segnala l'assenza o la presenza di rischi meteo-idro utilizza un codice colore uguale in tutta Italia. Ogni colore ha il seguente significato:

  • Verde = nessuna allerta
  • Giallo = possibilità di fenomeni localizzati con un basso grado di pericolo per le persone e danni limitati
  • Arancione = possibilità che si verifichi la combinazione di fenomeni più intensi e più diffusi, oppure la forte presenza di uno solo di essi, con un grado medio di pericolo e danni più estesi
  • Rosso = possibilità di fenomeni molto intensi e molto diffusi oppure di uno solo di essi con pericolo molto elevato per le persone e danni ingenti ed estesi.

2. Cos’è il sistema di allertamento regionale?

Il sistema di allertamento della Regione Emilia-Romagna, ai fini di protezione civile, riguarda il rischio meteo, idrogeologico e idraulico, costiero e il rischio valanghe. È costituito da soggetti, strumenti, procedure definite e condivise, finalizzate alle attività di previsione del rischio, di allertamento e di attivazione delle strutture che fanno parte del sistema regionale di protezione civile. Il sistema ha tre funzioni:

  • prevedere la situazione meteorologica, idrogeologica e idraulica attesa e valutare la criticità sul territorio connessa ai fenomeni meteorologici previsti;
  • attivare fasi operative di protezione civile riferite allo scenario di evento previsto e attrezzarsi alla gestione dell’emergenza ad evento in atto;
  • favorire la comunicazione tra i soggetti istituzionali, non istituzionali e i cittadini, al fine di mettere in atto le azioni previste nei Piani comunali di emergenza di protezione civile e le corrette norme comportamentali per l’autoprotezione.

Fenomeni oggetto del sistema di allertamento

3. Quali sono i fenomeni oggetto dell’allertamento?

Gli eventi possono venire classificati con preannuncio o senza preannuncio. Quelli senza preannuncio sono tipicamente gli incidenti provocati dall’azione dell’uomo e i terremoti: non è possibile prevederne il verificarsi nel tempo e nello spazio.

I fenomeni oggetto del sistema di allertamento riguardano invece gli eventi con preannuncio cioè, in linea di principio, prevedibili. Per questi si dispone di modellistica previsionale e di sistemi di monitoraggio che consentono di prevedere il loro verificarsi e la relativa evoluzione, con tempi utili per attivare azioni di prevenzione e di preparazione a salvaguardia della pubblica incolumità. In questo contesto il sistema di allertamento, e in particolare le Allerte di protezione civile, costituiscono la modalità tecnica e organizzativa per trasformare la previsione di un evento in una comunicazione a tutti i soggetti interessati dei relativi effetti e delle azioni da attivare.

Vengono valutate le criticità sul territorio connesse al passaggio di piene fluviali, generate da piogge abbondanti o intense, che interessano i corsi d’acqua maggiori e il reticolo di bonifica, per i quali è possibile effettuare una previsione dell’evoluzione a breve termine in fase di evento, sulla base del monitoraggio strumentale dei livelli idrometrici. La valutazione della criticità idraulica in fase di previsione viene effettuata sulle 8 zone di allerta, considerando:

Vengono valutate le criticità sul territorio connesse a:

La valutazione della criticità idrogeologica in fase di previsione viene effettuata sulle 8 zone di allerta. L’attivazione di fenomeni franosi sui singoli versanti non è attualmente prevedibile (almeno in termini di momento dell’innesco, di velocità ed estensione della superficie interessata) se non in casi rarissimi, né è presente una rete di monitoraggio strumentale che consenta di prevedere come i fenomeni evolvano. Analogamente sui corsi d’acqua dei piccoli bacini collinari e montani, a regime prevalentemente torrentizio, non è possibile prevedere con sufficiente precisione né i fenomeni meteorologici, né l’innesco e l’evoluzione dei rapidi innalzamenti dei livelli idrometrici.

Vengono valutate sulle 8 zone di allerta le criticità sul territorio connesse a fenomeni di pioggia molto intensa a carattere temporalesco, alla quale si associano forti raffiche di vento ed eventuali trombe d’aria (tornado), grandine e fulminazioni. Non si tratta quindi di temporali isolati, bensì di “sistemi convettivi” organizzati in strutture di grandi dimensioni (almeno una decina di kmq), con caratteristiche rilevanti in termini di durata, area interessata e intensità dei fenomeni. Permane la difficoltà nella previsione della localizzazione, intensità e tempistica dei temporali, mentre in fase di evento è difficile disporre in tempo utile di dati strumentali per aggiornare la previsione emessa in precedenza. Gli scenari di evento generati dai temporali sono assimilati agli scenari di criticità idrogeologica descritti al precedente punto (fenomeni franosi, flash flood, allagamenti localizzati), ma caratterizzati da: elevata incertezza previsionale, maggiore intensità puntuale e rapidità di evoluzione dei fenomeni. In conseguenza di temporali forti si possono verificare ulteriori effetti e danni connessi a possibili fulminazioni, grandinate, forti raffiche di vento.

Vengono valutati i fenomeni di vento previsto che creano criticità sul territorio regionale, sulle sottozone di allerta distinte per fascia altimetrica. Per la definizione dei valori di soglia, si fa riferimento allo schema proposto dal CNMCA (Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica), basato sull’intensità del vento, classificata secondo la Scala Beaufort.

Vengono valutate sulle sottozone di allerta, distinte per fascia altimetrica, le criticità connesse ai fenomeni di temperature anomale previste, rispetto alla media regionale, in riferimento a significative condizioni sia di freddo (mesi invernali) che di caldo (mesi estivi) per gli effetti che possono avere sulle persone e sul territorio. L’indicatore per le temperature elevate è l’Indice di Thom, che esprime il cosiddetto “disagio bioclimatico” dell’organismo alle condizioni di caldo umido.

Vengono valutate le nevicate che creano criticità sul territorio sulle sottozone di allerta, distinte per fascia altimetrica. L’indicatore utilizzato è l’accumulo medio di neve al suolo in cm, nell’arco di 24 ore; i valori di soglia sono distinti per ciascuna sottozona, che raggruppa Comuni con quota prevalente (soprattutto della viabilità urbana) appartenente ad una delle tre classi:

Le due tipologie di fenomeno, caratterizzate da scenari di evento differenti, generano effetti e danni correlati in parte simili. Tipicamente il ghiaccio si forma in condizioni di cielo sereno con temperature inferiori a 0°C in presenza di neve al suolo; la pioggia che gela invece è prodotta da gocce di pioggia che diventano sopraffuse mentre attraversano uno spesso strato d’aria molto fredda (alcuni gradi sotto 0°C) vicina al suolo. In questo caso le gocce d’acqua congelano appena impattano un oggetto, ad es. gli alberi, i cavi dell’elettricità, le ali degli aerei sulle piste, e infine per ultimo il suolo. Ghiaccio e pioggia che gela si distinguono per la possibilità o meno di mettere in campo azioni preventive: nel caso di ghiaccio sono possibili degli interventi per prevenirne la formazione al suolo (tipicamente lo spargimento di sale sulle strade), mentre, ad oggi, non si è in grado di intervenire in modo attivo su una superficie stradale colpita da pioggia che gela.

Vengono valutate le condizioni di moto ondoso previsto al largo, che creano criticità per la navigazione sui tratti di mare aperto, prospicienti le sottozone di allerta costiere B2 e D2. Per la definizione dei valori di soglia si fa riferimento alla Scala Douglas, utilizzata in navigazione per classificare l’altezza delle onde. L’Allerta per stato del mare al largo viene emessa con altezza dell’onda prevista superiore a 1,80 metri, per una durata superiore almeno alle tre ore consecutive.

La regione Emilia-Romagna ha introdotto nel sistema di allertamento il rischio connesso ad eventi meteo-marini (mareggiate e acque alte), adempiendo a quanto previsto dalla Direttiva Alluvioni che, tra le diverse tipologie di rischio idraulico, ha inserito quello da inondazione marina. Vengono presi in considerazione gli effetti sul territorio connessi ad eventi di mareggiata caratterizzati da moto ondoso, da acqua alta e/o dalla combinazione dei due. Per questi fenomeni è possibile effettuarne una previsione dell’insorgenza sulla base della modellistica meteo-marina e morfodinamica. La criticità idraulica costiera può essere generata dalla propagazione dell’onda sulla spiaggia e nell’entroterra, dai fenomeni erosivi conseguenti all’energia del moto ondoso e dall’effetto barriera per il deflusso di fiumi e canali, causato dalla sopraelevazione della superficie del mare in caso di acqua alta. Un’ulteriore criticità è legata al pericolo intrinseco del moto ondoso in caso di sosta sul lungomare o lungo le banchine portuali.

Il rischio valanghe corrisponde agli effetti indotti sul territorio da fenomeni di instabilità del manto nevoso che si verificano in particolari condizioni nivo-meteorologiche e che possono interessare persone, infrastrutture o centri abitati. Non è possibile effettuare una previsione delle valanghe esatta nel tempo e nel luogo: è difficile rilevare con precisione le condizioni del manto nevoso in ogni punto di ciascun pendio, in quanto i pendii stessi, per tipo e caratteristiche di substrato, per acclività e per conformazione sono caratterizzati da notevole variabilità. La conoscenza delle caratteristiche del manto nevoso e le previsioni meteorologiche, tuttavia, unite all’esame dei fenomeni occorsi nei comprensori innevati, consentono di avere la misura della situazione generale delle valanghe, e di valutare la tendenza alla loro formazione e il pericolo che ne può derivare. Il pericolo di valanga non è nullo finché c’è neve al suolo, ed è presente anche con grado di pericolo debole 1. Sia gli incidenti in valanga che occorrono con grado di pericolo debole 1 (relativamente rari) che gli incidenti possibili già con grado di pericolo moderato 2 (relativamente frequenti) possono essere mortali per le persone coinvolte.

  • Criticità idraulica
    • La pioggia prevista, in termini di pioggia media areale nelle 24 ore che, confrontata con un sistema di soglie pluviometriche statistiche tarate sugli eventi di piena accaduti in passato, lega il superamento alla probabilità del verificarsi di piene fluviali.
    • Lo stato iniziale dei bacini idrografici mediante l’analisi delle quantità di precipitazioni avvenute nel periodo precedente, dei livelli idrometrici presenti all’inizio del nuovo evento pluviometrico previsto, tenendo conto anche della funzionalità delle opere idrauliche e di difesa presenti, o di eventuali criticità già in atto, note sul territorio.
    • attivare fasi operative di protezione civile riferite allo scenario di evento previsto e attrezzarsi alla gestione dell’emergenza ad evento in atto;
    • favorire la comunicazione tra i soggetti istituzionali, non istituzionali e i cittadini, al fine di mettere in atto le azioni previste nei Piani comunali di emergenza di protezione civile e le corrette norme comportamentali per l’autoprotezione.
  • Criticità idrogeologica (frane)
    • fenomeni franosi che interessano i versanti: frane di crollo, colate di fango e detriti, scorrimenti di terra e roccia, frane complesse e ruscellamenti superficiali.
    • fenomeni misti idrogeologici-idraulici che interessano il reticolo idrografico minore collinare-montano: rapidi innalzamenti dei livelli idrometrici (flash flood) nei corsi d’acqua a regime torrentizio con tempi di corrivazione brevi, scorrimenti superficiali delle acque, sovralluvionamenti, erosioni spondali.
    • allagamenti connessi all’incapacità di smaltimento delle reti fognarie urbane.
  • Criticità idrogeologica per temporali
  • Vento
  • Temperature estreme
  • Neve
    • Pianura: quota inferiore ai 200 m (sottozone di allerta B2, D1, D2, F, H2).
    • Collina: quota compresa tra 200 e 800 m (sottozone di allerta, A2, B1, C2, E2, G2, H1).
    • Montagna: quota superiore a 800 m (sottozone di allerta A1, C1, E1, G1).
  • Ghiaccio e pioggia che gela
  • Stato del mare al largo
  • Criticità costiera (mareggiate)
  • Valanghe

Zone - Sottozone

4. Perché il territorio regionale è suddiviso in zone e sottozone di allertamento?

Ai fini dell’allertamento in fase di previsione, per le criticità idrogeologica, idrogeologica per temporali e idraulica, il territorio regionale è suddiviso in 8 zone e 15 sottozone di allerta, la cui definizione si basa su criteri di natura idrografica, meteorologica, orografica e amministrativa. Si tratta di ambiti territoriali omogenei sotto il profilo climatologico, morfologico, e della risposta idrogeologica e idraulica: la loro dimensione è dettata dalla scala spaziale degli strumenti di previsione meteorologica ad oggi disponibili, che su dimensioni tra 2.000 e 4.000 kmq consentono di ridurre l’incertezza spazio-temporale insita nella previsione.

5. Quali sono le 8 zone di allerta?

Le 8 zone di allerta sono:

  • A: Bacini romagnoli (FC, RN): bacini montani del Lamone, Montone, Ronco, Savio, Marecchia, Conca.
  • B: Pianura e costa romagnola (RA, FC, RN): tratti arginati o di pianura di Lamone, Montone, Ronco, Savio, Marecchia, Conca e zone di pianura comprese tra i suddetti tratti arginati, bacini pedecollinari del Bevano, Rubicone e Uso.
  • C: Bacini emiliani orientali (BO, RA): bacini montani del Reno e dei suoi principali affluenti: Samoggia, Idice, Quaderna, Sillaro, Santerno e Senio.
  • D: Pianura emiliana orientale e costa Ferrarese (BO, FE, RA): tratti arginati del Reno e dei suoi principali affluenti, zone di pianura comprese tra i suddetti tratti arginati ed il fiume Po.
  • E: Bacini emiliani centrali (PR, RE, MO): bacini montani di Enza, Crostolo, Secchia e Panaro.
  • F: Pianura emiliana centrale (PR, RE, MO, BO): tratti arginati di Enza, Crostolo, Secchia, Panaro, zone di pianura comprese tra i suddetti tratti arginati e il fiume Po.
  • G: Bacini emiliani occidentali (PC, PR): bacini montani di Trebbia, Nure, Taro e Parma.
  • H: Pianura e bassa collina emiliana occidentale (PC, PR): tratti arginati di Trebbia, Nure, Taro e Parma, e zone di pianura comprese tra i suddetti tratti arginati, bacini pedecollinari del Tidone, Chiavenna, Arda, Stirone.

6. Quali sono le 15 sottozone di allerta?

Le 15 sottozone di allerta sono:
  • A1: Montagna romagnola (FC, RN)
  • A2: Collina romagnola (RA, FC, RN)
  • B1: Pianura romagnola (RA, FC, RN)
  • B2: Costa romagnola (RA, FC, RN)
  • C1: Montagna emiliana orientale (BO)
  • C2: Collina emiliana orientale (BO, RA)
  • D1: Pianura emiliana orientale (BO, FE, RA)
  • D2: Costa ferrarese (FE)
  • E1: Montagna emiliana centrale (PR, RE, MO)
  • E2: Collina emiliana centrale (PR, RE, MO)
  • F: Pianura emiliana centrale (PR, RE, MO, BO)
  • G1: Montagna emiliana occidentale (PC, PR)
  • G2: Alta collina emiliana occidentale (PC, PR)
  • H1: Bassa collina emiliana occidentale (PC, PR)
  • H2: Pianura emiliana occidentale (PC, PR)

7. Quali sono le 3 aree di allerta valanghe?

Le 3 aree di allerta valanghe sono:
  • Appennino emiliano occidentale
  • Appennino emiliano centrale
  • Appennino romagnolo

Fase di Previsione

8. Cos’è la fase di previsione?

La fase di previsione corrisponde all’attivazione di azioni di prevenzione volte alla riduzione/mitigazione del possibile danno sul territorio e alla preparazione per la gestione di eventuali situazioni di emergenza, in riferimento alla pianificazione di protezione civile. I fenomeni meteorologici considerati ai fini dell’allertamento sono: vento, stato del mare al largo, neve, ghiaccio e/o pioggia che gela, temperature estreme, per i possibili effetti e danni diretti sul territorio. Vengono inoltre valutate le possibili situazioni di criticità idrogeologica sui versanti e sui corsi d’acqua minori (frane, erosioni, allagamenti, piene improvvise), criticità idraulica sui corsi d’acqua maggiori e sulla rete idraulica di bonifica (piene), criticità costiera (erosioni e ingressioni marine) e il pericolo valanghe. I risultati della valutazione vengono sintetizzati in un documento unico di previsione denominato Bollettino di vigilanza meteo idrogeologica idraulica nel caso sia previsto codice verde su tutte le zone/sottozone di allerta, oppure Allerta meteo idrogeologica idraulica nel caso sia previsto codice Giallo/Arancione/Rosso su almeno una zona/sottozona di allerta. La previsione nivo-meteorologica e la valutazione del grado di pericolo valanghe viene sintetizzata nel Bollettino Valanghe.

9. Cos’è il Bollettino di vigilanza?

Il Bollettino di vigilanza è un documento unico di previsione e valutazione nel quale è previsto codice verde su tutte le zone/sottozone di allerta. La valutazione viene effettuata alla scala spaziale delle zone/sottozone di allerta di norma per le 24 ore della giornata successiva (00:00 – 24:00), aggiornando, se necessario, la valutazione anche per le 12 ore della giornata in corso (36 ore successive). La valutazione viene effettuata dal Centro Funzionale Arpae-SIMC, dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli. Il documento è emesso a doppia firma da Arpae-SIMC e dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e pubblicato entro le ore 13:00 sul sito.

I fenomeni oggetto del Bollettino di vigilanza sono:

  • criticità idraulica
  • criticità idrogeologica
  • criticità idrogeologica per temporali
  • vento
  • temperature estreme
  • neve
  • ghiaccio e pioggia che gela
  • stato del mare al largo
  • criticità costiera

10. Cos’è l’Allerta meteo idrogeologica idraulica?

L’Allerta meteo idrogeologica idraulica è un documento unico di previsione e valutazione nel quale è previsto codice Giallo/Arancione/Rosso su almeno una zona/sottozona di allerta. Per ciascuna tipologia di evento previsto viene attribuito un codice colore alla relativa zona/sottozona di allerta attraverso la stima di opportuni indicatori associati ad uno scenario di evento sul territorio. La valutazione viene effettuata alla scala spaziale delle zone/sottozone di allerta di norma per le 24 ore della giornata successiva (00:00 – 24:00), aggiornando, se necessario, la valutazione anche per le 12 ore della giornata in corso (36 ore successive). La valutazione viene effettuata dal Centro Funzionale Arpae-SIMC, dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli. Il documento è emesso a doppia firma dal Centro funzionale di Arpae-SIMC e dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e pubblicato entro le ore 13:00 sul sito accompagnato da una notifica, tramite sms ed e-mail, ai Comuni, agli enti e alle strutture operative territorialmente interessate.

I fenomeni oggetto dell’Allerta sono:

  • criticità idraulica
  • criticità idrogeologica
  • criticità idrogeologica per temporali
  • vento
  • temperature estreme
  • neve
  • ghiaccio e pioggia che gela
  • stato del mare al largo
  • criticità costiera

11. Cos’è il Bollettino Valanghe?

Il Bollettino Valanghe è il documento di previsione della pericolosità dovuta a valanghe il quale fornisce su scala sinottica regionale un quadro semplificato del grado di pericolo e della tipologia di eventi valanghivi attesi. Il documento viene emesso dal Servizio Nazionale Previsione Neve e Valanghe (Servizio Meteomont) mediante le proprie sedi territoriali regionali: il periodo di emissione può variare di anno in anno a seconda delle condizioni meteo-nivometriche. Il bollettino riporta le situazioni meteo-nivometriche osservate nel giorno di emissione e le previsioni riferite al grado di pericolo valanghe, secondo la scala europea EAWS, per i successivi 3 giorni. Il bollettino viene emesso di norma quotidianamente, entro le ore 14:00, fatte salve condizioni prolungate di assenza di precipitazioni nevose che possono determinare una emissione tri-settimanale, solitamente il lunedì, il mercoledì ed il venerdì. Il bollettino viene pubblicato sul sito. A partire dal grado di pericolo 3 Marcato con previsione di livello di Allerta Gialla, la pubblicazione sul sito è accompagnata da una notifica tramite sms ed e-mail ai Comuni, agli enti e alle strutture operative territorialmente interessate.

Monitoraggio in corso di evento

12. Cos’è la fase di monitoraggio?

Le attività di monitoraggio vengono condotte al verificarsi di un evento, allo scopo di rendere disponibili informazioni a tutti gli enti e le strutture operative del sistema regionale di protezione civile, utili all’attivazione tempestiva delle azioni di contrasto degli eventi in atto e di gestione dell’emergenza sul territorio. Nel caso in cui sia stata emessa un’Allerta almeno Arancione per criticità idraulica, o comunque al verificarsi di eventi di piena di codice colore Arancione o Rosso, il Centro Funzionale Arpae-SIMC effettua, attraverso il presidio H24, il monitoraggio delle precipitazioni e delle piene in atto che interessano i corsi d’acqua maggiori. Solo per gli eventi di piena sui fiumi principali è infatti possibile effettuare un monitoraggio e una previsione a breve termine della loro evoluzione. Per la criticità idrogeologica, ovvero frane e piene dei corsi d’acqua minori, non è invece possibile effettuare il monitoraggio. Il Centro Funzionale Arpae-SIMC effettua il presidio H24 anche nei casi in cui sia stata emessa un’Allerta almeno Arancione per i fenomeni di criticità idrogeologica per temporali o di neve, al fine di fornire in tempo reale le informazioni disponibili sull’evoluzione degli eventi.

13. Quali notifiche riceve il territorio in fase di evento?

Comuni, Enti e strutture operative territorialmente interessati, ricevono in corso di evento - tramite sms ed e-mail – notifiche che segnalano il superamento di soglie pluviometriche e/o il superamento di soglie idrometriche 2 e 3. Le soglie pluviometriche individuate, sono considerate corrispondenti all’evidenza in atto di un temporale forte e persistente e sono pari a 30 mm/h e 70 mm/3h di pioggia cumulata. Le soglie idrometriche costituiscono un indicatore della pericolosità della piena in atto nelle sezioni idrometriche del tratto arginato di valle del corso d’acqua; nelle sezioni idrometriche del tratto montano, possono assumere anche un significato di preannuncio da monte verso valle lungo uno stesso corso d’acqua, in quanto spesso rispondono ad una correlazione monte-valle per le tipologie di piene più frequenti.

14. Cos’è il Documento di monitoraggio meteo idrologico idraulico?

E' un documento prodotto dal Centro Funzionale Arpae-SIMC al manifestarsi di un evento meteorologico in grado di generare criticità idraulica sul territorio almeno di codice colore Arancione, contenente un aggiornamento sulle caratteristiche, localizzazione ed evoluzione a breve termine dei fenomeni di pioggia e dei conseguenti fenomeni di piena in atto sui corsi d’acqua appartenenti al reticolo maggiore. L’emissione è prevista con cadenza appropriata all’effettiva evoluzione dell’evento, indicata dalla data e ora di fine validità: indicativamente ogni 6 ore, che possono essere ridotte fino a 3 ore nel caso in cui l’evoluzione sia particolarmente rapida, o aumentate fino a 12 ore in fase di esaurimento degli eventi. Tutti i documenti di monitoraggio vengono pubblicati in tempo reale sul sito, e sono accompagnati da una notifica tramite sms ed e-mail agli enti e alle strutture tecniche direttamente interessati.

15. Dove trovo le informazioni sul fiume Po?

Il monitoraggio sulle piene del fiume Po avviene con modalità differenti rispetto a quanto avviene per gli altri corsi d’acqua. Per le piene del fiume Po l’AIPo - Agenzia Interregionale per il fiume Po, nelle sue funzioni di centro previsionale per l’asta principale del fiume Po, con il concorso dei Centri Funzionali decentrati territorialmente coinvolti, emette un “Bollettino di previsione di criticità idrometrica sul bacino del fiume Po” in cui è riportato il livello di criticità in atto e previsto nelle successive 24-48 ore lungo l’asta principale del fiume, nonché la previsione della propagazione della piena. I Bollettini di previsione di criticità del fiume Po vengono pubblicati sul sito di AIPo.

Comuni

16. Che cos’è il Piano di emergenza comunale?

Ogni Comune deve predisporre un proprio Piano di emergenza ai fini di protezione civile. È lo strumento operativo che raccorda le procedure per l’intervento nelle emergenze, l’organizzazione dei soccorsi, l’informazione alla popolazione e l’intervento dei volontari e degli operatori addetti ai servizi di protezione civile.